L’abbecedario di Fofi e Greder

zombie

ItaliA/Z. L’Italia in 26 lettere e 45 parole (Orecchio acerbo ed., Roma 2015) di Goffredo Fofi e dell’illustratore Armin Greder, svizzero di nascita, australiano per adozione e peruviano per scelta, è un abbecedario in cui attraverso immagini e parole, figlie le une di uno sguardo straniero, le altre di un punto di vista interno e militante, viene offerto un ritratto sociologico dell’Italia contemporanea. Un ritratto  che passa dalla A di Adriatico, dove si vedono bagnanti stipati in una scatola di sardine («le sardine amano la loro scatola, e se il mare è sporco che importa? C’è la piscina») alla Z di Zombie, dove Greder trasforma il glorioso “quarto stato” di Pellizza da Volpedo, in una massa di “gente” che avanza alla cieca, camminando a capo chino riversa sugli smartphone. Una massa di “micromegalomani” (altra voce del libro che riprende una celebre battuta di Carmelo Bene), che grazie al selfie, «possono mettersi al centro di un ambiente, di un gruppo, al centro del mondo meravigliosamente soli».

Dalle tavole di Greder e dalle sapide e ‘morali’ didascalie di Fofi emerge un paese dominato dalla solitudine e dalla fine delle relazioni umane, in cui la “famiglia” è un’«ancora obbligata» e quindi «un inferno», la “pizzeria” è «il luogo più chiassoso d’Italia», i “turisti” sono «moderni avatar degli Attila di un tempo», fino al “supermercato”, che ha cambiato «il paesaggio intorno alle città, invaso le strade, assediato le autostrade»: il “super” ha ucciso il normale e il vero, rifiutando l’idea di “a misura d’uomo” per fare dell’uomo un consumatore asservito ad interessi che un’accorta pubblicità gli fa credere che sono anche i suoi».

Secondo Fofi, «la sconfitta della diversità positiva del nostro paese è avvenuta negli anni settanta, lacerati tra degenerazioni e fragilità dei movimenti (in primis, il terrorismo) e potenza della reazione (internazionale) nei confronti di qualsiasi speranza di liberazione collettiva. L’Italia di oggi, il mondo di oggi sono il frutto di quello, che non fu soltanto dei giovani». La risposta a questo quadro tragicomico potrebbe essere offerto dai nostri Padri, come l’eretico Giordano Bruno, di cui Greder tratteggia la statua che si erge sotto un cielo stellato: «Dicevano i nostri maggiori che la cultura italiana è nata nelle corti e nelle curie, ed è quindi stata, nella sua quasi totalità, cortigiana e curiale (oggi […] più che mai, come nei peggiori anni del seicento)». Ebbene, forse proprio prendendo spunto dagli eretici, portatori di opzioni non ortodosse, è possibile ricavare un pensiero critico, capire chi siamo e soprattutto trovare la forza di dire no al web, alle parole dei media e a quelle degli «”educatori-pubblicitari” debitamente autorizzati e sostenuti (pagati) da chi detiene il potere». In altre parole: rifuggire a tutti i costi dalla omologazione. Non a caso, Fofi chiude il libro citando Salvemini, il quale a chi gli diceva che “gli italiani sono fatti così”, replicava dicendo che il sillogismo non reggeva, dal momento che lui era italiano e non era fatto così. 

[Ecco di seguito tre voci tratte dal volume ItaliA/Z. L’Italia in 26 lettere e 45 parole: “Gratta e vinci”, “Politica” e appunto “Zombie”].

GRATTA E VINCI Un fenomeno di sempre (in Italia, il gioco del lotto – con le conseguenti bizzarrie dei “libri dei sogni” – e il totocalcio o totip) ma che ha preso sviluppi insoliti negli ultimi due o tre decenni, ed è esploso con la crisi. Dalle lotterie di Capodanno ai bingo ai gratta e vinci che sono diventati la droga più redditizia delle tabaccherie dopo le sigarette, ecco massaie e pensionati, disoccupati e disperati che tentano quotidianamente o quasi la sorte, e per una volta che gli va bene, magari per pochi euro, mille volte gli vanno storte, ma tant’è, i pochi soldi che bastano per tentar la fortuna si finisce sempre per trovarli, magari accattonando all’angolo della strada. Il bello è che, come accadeva con i bordelli fino alla legge Merlin, lo Stato ne ricava un guadagno di tutto rispetto, ieri magnaccia oggi strozzino. 

POLITICA C’è un modo serio di parlarne e ce n’è uno poco serio. Il suo stato attuale lascia molto a desiderare, perché vi si dimostra una cosa tremenda: a seconda del nostro pessimismo, la crisi o l’agonia o la morte della democrazia. Non vale solo per l’Italia, lo sappiamo, ma ciò non toglie che se ne soffra, alcuni fino alla disperazione. Le periferie mandano all’arrembaggio i rappresentanti più scaltri di gruppi di potere definiti (collegati in mafie e massonerie, corporazioni e consorterie, gestori di più clientele) che non conoscono che loro interessi e quelli della loro zona. Il centro vive di sé e sa poco del resto. I politici sanno solo un pezzetto di Italia ma giornalisti neanche quello, anche se blaterano su tutto. E il popolo dei votanti (in vistosa diminuzione) tollera, accetta, cerca complicità, e talora si sfoga puntando sul protestatario di turno, che promette ferro fuoco e finisce per poi accettare i tarallucci e il vino. “Che fare?”

ZOMBIE Il destino dei miei connazionali sembra essere quello, in buona parte già in atto, di robot o zombie. Ma tra i film di fantascienza e quelli horror il salto è breve, come ben sanno i mutanti. Accettare di trasformarsi in macchine (in un’estrema illusione di vita) o vivere essendo già morti la scelta e dura, cari italiani. Anche se la seconda ipotesi è la più facile e comoda, perché ci siete già dentro. Come nei film di vampiri, dagli zombie si è circondati, crescono a vista d’occhio, e difendersi dal contagio è una fatica quotidiana, è una fatica mostruosa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...