Scapezzo, il Marziano dello spettacolo

1413444137_10575278_10152445126557965_1224591471918195821_o[È una formidabile forza della natura Nicola Vicidomini. È un performer capace come pochi di strisciare da uno stato d’animo all’altro e di generare forme di sur-realtà completamente straniante e dal retrogusto grottesco. Scapezzo, il suo alter ego sul palcoscenico, innalza meravigliosamente e ossimoricamente la ripetitività logorroica a forma suprema di trasporto emotivo e a disinteresse misantropico. Sperimentatore instancabile di nuove forme e dimensioni espressive, mente vivacissima aperta ai più disparati stimoli intellettuali, Vicidomini, sulla scia di Artoud, punta a scardinare la tirannia del testo sullo spettacolo, al fine di raggiungere un teatro integrale che mira a scatenare la partecipazione dello spettatore. Sull’arte dell’attore campano ecco in anteprima un inedito saggio di Fabrizio Natalini, storico del cinema dell’Università di Roma Tor Vergata, di prossima pubblicazione su «Lettera Zero»].

Volevate la poesia? Eravate venuti per la battuta facile? Ma prima di arrivare alla poesia bisogna distruggere l’idea di poesia e prima di arrivare alla battuta facile bisogna distruggere tutta la merda della televisione.

Scrivere di Nicola Vicidomini è semplice: Nicola è un giovin signore napoletano, di Tramonti, una splendida località della Costiera Amalfitana, elegante (basta vedere il panama e i Ray-Ban che indossa nella foto del profilo FB), decisamente colto, con cui è molto gradevole parlare di cultura e di cinema italiano, magari al tavolino di un bar che mostra tutti i segni del suo tempo, polveroso e mal invecchiato – come, ora, è tutta la Capitale, purtroppo. Così come, sotto un caldo sole primaverile romano, mi è capitato il giorno dopo aver visto un suo spettacolo. È lì che è nata la nostra amicizia, andata avanti attraverso diversi incontri, io che leggo le sue cose , lui che legge le mie.

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