Parise 2 / «Il rimedio è la povertà»

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[Goffredo Parise, a partire dal 16 gennaio del 1974, tiene sulla seconda pagina del «Corriere della sera», una rubrica dalla cadenza quattordicinale (ogni domenica a settimane alterne con Natalia Ginzburg), intitolata Parise risponde. Si tratta di un dialogo con i lettori intorno ai temi peculiari del dibattito socioculturale di quegli anni, quali, ad esempio il divorzio, l’aborto, il sesso, la pornografia, fino al consumismo. Ecco di seguito uno degli articoli più celebri di questa serie: Il rimedio è la povertà, uscito sulle colonne del quotidiano milanese il 30 giugno 1974].

Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”. Continua a leggere

Parise 1 / Chiarezza è democrazia

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Come è noto, i linguaggi del potere, siano essi quelli della politica, dell’economia, dell’amministrazione o del diritto, hanno la marcata attitudine all’oscurità, al rendere il tutto incomprensibile. A questo proposito vale la pena ricordare la lezione di Goffredo Parise, che sul nesso linguaggio-democrazia ha riflettuto a lungo in una serie di articoli pubblicati sul «Corriere della sera», a partire dalla metà degli anni settanta, dove esplicita quanto mostrato nel primo Sillabario, uscito nel 1972, la cui nascita viene ricondotta dallo scrittore a un bisogno di parole semplici, in reazione a quella «gran quantità di parole che si definiscono comunemente difficili», udite negli anni tra il ’68 e il ’70, in piena contestazione ideologica. Parole «difficili anche a pronunciare».

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Lettera Zero 2

lzNon senza una punta di orgoglio annunciamo l’uscita del numero due di «Lettera Zero», quadrimestrale di Scrittori, libri e dissonanze, edita dalla casa editrice Arcoiris. Questa rivista, cui collaborano prestigiosi studiosi provenienti da tutte le parti d’Italia e d’Europa, come, tra gli altri, Andrea Tarabbia, Domenico Calcaterra, Raffaello Palumbo Mosca, Chiara Fenoglio, Giuseppe Panella, Bartolo Anglani, Antonio Daniele, Marianna Comitangelo, intende essere un laboratorio di idee letterarie, in cui è stretto il legame tra passato contemporaneo e scritture recentissime, col fine di creare un andirivieni tra aggiornamento e riflessione, che si muove fra autori, generi letterari, autoritratti, interviste e contributi critici. In altre parole, la rivista si propone come uno spazio in cui non si perde mai la domanda di fondo sulla letteratura in rapporto a una contemporaneità che la marginalizza, ma che al tempo stesso ha un estremo bisogno di essere raccontata. Il tutto in nome di una non velleitaria indagine razionale sulla realtà, sulle forme dell’espressione e della critica. Del resto, come ebbe a dire mirabilmente Max Frisch: «Lo scrittore si guarda attorno. Contrapponendo alle frasi fatte un’altra lingua, egli smaschera la lingua del potere alla stregua di lingua del potere, di lingua ingannevole – e in questo vedo già una rilevanza politica della letteratura, di tutta la letteratura, anche se un romanzo o una poesia non affrontano un argomento di carattere sociale».

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